Visualizzazione post con etichetta Patti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Patti. Mostra tutti i post

mercoledì 22 luglio 2020

L'educazione musicale della Patti, secondo la testimonianza di Emanuele Muzio


- "L'educazione musicale della Patti" -

Signore,
Nel "Times" del 26 luglio si asserisce che Adelina Patti imparò la musica ed il canto da un professore ungherese. Permettetemi, o signore, di stabilire la verità, essendo io stato il suo primo direttore musicale e d'orchestra all'Accademia di musica di Nuova-York, quando per la prima volta essa vi cantò nella sera del giorno di rendimento delle grazie (Tanks giving Day), giovedì, 24 novembre 1859.
Essa non ebbe mai un maestro ungherese. Il suo primo maestro di musica fu, quand'essa era ancora fanciulla, la signora Pavaralli, una prima donna italiana; indi i suoi fratellastri Antonio ed Ettore Barili. Il primo morì a Napoli or sono alcuni anni, ed il secondo è tutt'ora vivente ed esercita la professione di maestro di canto a Nuova-York.
Nell'anno 1859 i signori B. Ullmann e Maurizio Strakosch erano impresari associati dell'Accademia di musica. Le prime donne scritturate da quest'ultimo in Europa, Crescimanno e Speranza, fecero fiasco.
In tali tristi circostanze, la sorella di Adelina, madama Strakosch, suggerì l'idea di far esordire la sua piccola sorella. Il marito vi si oppose dicendo che era troppo giovane. Io fui chiamato al teatro, ed essendo direttore d'orchestra, fu lasciato a me il decidere, e dopo aver udito un solo pezzo cantato da lei, diedi la mia decisione favorevole per il debutto.
Strakosch era invariabile nella sua opposizione, ed ullmann disse: "Io fo come Ponzio Pilato. me ne lavo le mani; se avrà lieto successo, meglio per voi". I patti della scrittura furono stabiliti col suo patrigno Salvatore Barili, e la paga fu fissata in 100 dollari per rappresentazione. Cominciai allora ad insegnarle la lucia di Donizetti nella casa di Strakosch. Appena seppe la parte, ordinai una prova al pianoforte cogli altri artisti, che erano Brignoli, tenore, Amodio, baritono, Coletti, basso. Tutti gli artisti rimasero incantati e sorpresi per la bellezza della sua voce. Alla prova d'orchestra sorprese tutti, ed ebbe una vera ovazione dai professori. Alla prova generale, alla quale furono invitate centinaia e centinaia di persone, produsse la più grande sensazione; ed alla prima rappresentazione, 24 novembre 1859, destò grande entusiasmo, e dovette ripetere il finale e la scena della maledizione.
Dopo averle insegnato la "Lucia", le insegnai la "Sonnambula". Indi il signor Manzocchi, maestro di canto di molto talento, le fece imparare il "Barbiere", i "Puritani", ecc. Il di lei successo non venne mai meno, durante le due stagioni che cantò all'Accademia di musica.
La conclusione è questa: che Adelina Patti non venne educata nella musica da un maestro ungherese, ma da maestri italiani, che soli posseggono la vera tradizione della buona scuola di canto, e furono la signora Paravalli, Ettore ed Antonio Barili, Muzio e Manzocchi.

Credetemi vostro servitore devoto
Emanuele Muzio

già direttore musicale dell'Accademia di musica di Nuova-York, degli Italiani a Parigi, a Milano, Venezia, Bologna, ecc.

(Gazzetta Musicale di Milano, 17 agosto 1884)


Caratteristiche vocale della Patti, la Gilda "più completa ed espressiva" per Giuseppe Verdi


Caratteristiche vocali della Patti, la Gilda "più completa ed espressiva" per Giuseppe Verdi:

...Adelina Patti fu cantante di grandezza senza pari. Quando era nel fulgore degli anni e dei trionfi, un vecchio critico musicale italiano di cui s'è perso il nome, scriveva queste parole, riportate all'indomani della morte della Diva da un giornale inglese: "La sua voce è di soprano assoluto, non voluminosa ma assai penetrativa; è estesa nella parte superiore del suo diapason; è sensibilissima anche nelle più tenui sfumature a fior di labbra, e il suo limpido tintinnio ha, in qualsiasi grado di volume, come una soave dolcezza; è così unita che i naturalisti confesserebbero non esservi in essa soluzione di continuità; è morbida, pastosa, elastica, vellutata, e tanto lieve che sembra una piuma librata nello spazio. Nelle note acutissime è spontanea quanto nelle note centrali e nelle gravi. Essa non solamente è voce cittadina, come l'avrebbe chiamata il Boccaccio, ma signorile, non solo ha mirabile facilità di gorgheggio in cui sono notevoli le scale diatoniche e cromatiche, ascendenti e discendenti, il trillo, il mezzo trillo, i passi flautati, i nitidi mordenti, ma anche la sicurezza negli attacchi e il passaggio da un registro all'altro".
Trionfavano, allora, sulle scene liriche mondiali Cristina Nilsson, Paolina Lucca, Etelka Gerster, Giuditta Pasta, Maria Malibran, l'Alboni e la Ungher, definita da Rossini "petto di bronzo, voce d'argento, talento d'oro". Ma presto Adelina Patti le superò tutte, facendosi paragonare al flauto e all'usignolo [Quando Rossini la sentì la prima volta nel "Barbiere", le espresse subito tutta la propria ammirazione: "Voce di paradiso, non c'è che dire! E gorgheggi degni d'un usignuolo!"]. Verdi, dopo avere assistito ad una rappresentazione di "Rigoletto" con la Patti, disse che "nessuna Gilda era stata mai più completa ed espressiva di lei". E, in una lettera del dicembre 1877 al Conte Arrivabene, aggiunse: "E' natura d'artista così completa che forse non v'è stata mai l'uguale. (...) la Patti è più completa. Voce meravigliosa: stile di canto purissimo. Artista stupenda, con uno 'charme' e un 'naturale' che nessuno ha".

(da: Arturo Lancellotti - "Le voci d'oro" - Roma, 1942)

E su "IL TEATRO ILLUSTRATO", dell'agosto 1883, in Le nostre illustrazioni - ADELINA PATTI si scriveva di lei:
"(...) va riconosciuta nella signora Adelina Patti una cantante dotata dalla natura di una voce della miglior tempra di soprano, limpida, flessibile, pronta a superare ogni difficoltà, e, oltre queste qualità, ne è da ammirare la perfetta intonazione, la splendidezza, l'estensione ricca, senza poi dire che la Patti sa valersi nel modo più eletto di ogni elemento del così detto bel canto. (...)" E.M.

[N.B. La Patti, di Verdi, cantò ben sette opere: "La Traviata", "Il Trovatore", "Rigoletto", "Luisa Miller", "Giovanna d'Arco", "Ernani" ed "Aida"]

Il diapason universale (o Corista unico) secondo Verdi, con Pedrotti, Bazzini, Ponchielli, Rossi, Faccio, Boito e Marchetti

Il CORISTA UNICO secondo Verdi ...il Diapason 'verdiano', tra 435 e 432 Hz... Tuning Fork a1=435 compound vibrations (la3=870 v. s.)...