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mercoledì 22 luglio 2020

La "messa di voce" (<>) insegnata ad Adelina Patti da Barili e Paravelli


La "MESSA DI VOCE" (<>) - insegnata alla Patti - assieme a ornamentazioni, abbellimenti, scale, volate ed agilità varie, costituiscono la base dell'antica scuola italiana di canto:

Both Ettore Barili and Signora Paravelli (...) taught her how to breathe, how to sustain tone with what Italians call the "messa di voce" (swelling and diminishing on single notes), how to execute scales and runs—in fact, all the exercises for agility, the ornaments and embellishments, that form the foundation of the old Italian school.

(Adelina's First Teachers—Ettore Barili and Signora Paravelli —What They Taught Her - CHAPTER III - "The reign of Patti", by Hermann Klein ... illustrated with photographs - New York: The Century co., 1920)

sabato 29 febbraio 2020

Verdi su Adelina Patti, da lui considerata la più grande Violetta (lettera del 1877 a Ricordi)


Verdi sulla Patti, da lui considerata la più grande Violetta, scriveva in una sua lettera del 6 novembre 1877 a Giulio Ricordi:

<<Dunque successo...grande... Doveva ben essere! - Voi la sentiste dieci anni fà, ed ora esclamate: "quale cambiamento". V'ingannate! La Patti era allora quello che è adesso: organizzazione perfetta; perfetto equilibrio fra la cantante e l'attrice... Artista nata in tutta l'estensione della parola.
Quando la sentii la prima volta (aveva 18 anni) a Londra, restai stupito non solo della meravigliosa esecuzione, ma di alcuni tratti di scena in cui si rivelava una grande attrice. Mi rammento il contegno casto e pudico quando, nella Sonnambula si posa sul letto del militare e quando, nel D. Giovanni sorte contaminata dalla stanza del libertino. Mi rammento una certa contro-scena nell'aria Don Bartolo nel Barbiere; e più di tutto nel Rec. che precede il Quartetto del Rigoletto quando il padre le mostra l'amante nella Taverna dicendo: "E l'ami sempre?... Io l'amo" risponde. Non v'è espressione che possa esprimere l'effetto sublime di questa parola detta da Lei. - Questo ed altro sapeva dire e fare anche prima di 10 anni fà. Ma molti non volevano convenire allora, e Voi avete fatto come il vostro Pubblico: avete voluto che Essa avesse il vostro battesimo; come se tutti i Pubblici dell'Europa che vanno pazzi per Lei non capissero proprio nulla! Ma "nun sem nun... Milan el prim teater del mond!"... Intanto il buon Pubblico persuaso d'essere nel tempio il più sublime dell'Arte posa e giudica! (Ignorante sempre quando non giudica per impressione). Questo Pubblico che domani per es. riceverà con un saluto cordiale una povera cosa come la Fossa [Amalia Fossa, soprano, godeva in quegli anni di solida reputazione sia nel repertorio drammatico sia in quello leggero], resterà freddo all'apparire della Patti. Questo Pubblico che tante volte ha applaudito replicatamente a furore tante e tante mediocrissime mediocrità, farà appena grazia di una chiamata alla Patti dopo la Cavatina della Traviata! Un'esecuzione senz'esempio... Ah Pubblico Pubblico Pubblico!!...
Se vedete la Patti ditele tante cose per parte mia, e di mia moglie. Non le mando il solito, "mi rallegro", perché mi pare proprio che per la Patti sia la cosa più inutile del mondo: ed Ella sa poi, e molto lo sa, che io non ho aspettato l'esito di Milano, ma che fin da quando la sentii la prima volta a Londra (quasi bambina) la giudicai Cantante ed attrice meravigliosa. Un'eccezione nell'arte.>>

[L'esordio europeo della Patti era avvenuto al Covent Garden di Londra nel maggio del 1861; l'artista era allora diciottenne. Verdi ebbe occasione di ascoltarla per la prima volta nella primavera dell'anno seguente, 1862, allorché si recò a Londra per la prima esecuzione dell' "Inno delle Nazioni" al Her Majesty's Theater. La rivide a Parigi nel 1866. E qui la riascoltò ancora nel 1870, come si apprende da alcune sue lettere; a Giulio Ricordi il 12 aprile 1870 dalla capitale francese: "Meravigliosa la Patti nel Rigoletto e nella Traviata". A Clarina Maffei, poche settimane dopo, sempre da Parigi: "Ho frequentato molto i teatri: in quei di musica nulla di buono, ad eccezione della Patti che è meravigliosa".]

Dopo averla udita in "Traviata" a Genova nel successivo dicembre, ribadiva ad Arrivabene:

<<Qui nulla di nuovo se non che vi furono tre recite della Patti con entusiasmo indicibile. Meritamente, perché è natura d'artista così completa che forse non vi è stata mai eguale! Oh! Oh! E la Malibran?! Grandissima, ma non sempre eguale! Sublime talvolta, e qualche volta barocca!.. Lo stile del suo canto non era purissimo; non sempre corretta l'azione, la voce stridula negli acuti!.. Malgrado tutto artista grandissima, meravigliosa. Ma la Patti è più completa. Voce meravigliosa: stile di canto purissimo: attrice stupenda con un 'charme' ed un 'naturale' che nissuna ha!...>>

Nell'immagine: Adelina Patti as Violetta in the opera La traviata by Giuseppe Verdi, End 1860s-Early 1870s. Found in the collection of Constantine Palace, St. Petersburg. Artist : Repin, Ilya Yefimovich (1844-1930).

venerdì 28 febbraio 2020

Adelina Patti e "l'effetto sublime" dell' "Io l'amo" di Gilda - ossia la cura del dettaglio nell'interpretare un ruolo verdiano

 

Nelle opere più felici di Verdi tutto è "parola scenica", in fondo, anche il dettaglio infinitesimale.

In uno dei suoi numerosi elogi di Adelina Patti (a Giulio Ricordi, 5 novembre 1877) Verdi non ricorderà, del "Rigoletto" interpretato dal celebre soprano, l'esecuzione di "Caro nome" o di "Tutte le feste al tempio", ma "l'effetto sublime" dell' "Io l'amo" di Gilda allorché il padre, all'inizio del IV atto, mostrandole il Duca nella taverna, le chiede se l'ami ancora. Si tratta di tre sole note, semplicissime, elementari, vocalmente; eppure, a detta di Verdi, l'effetto era "sublime". In questo Verdi coincide con il rossiniano Stendhal, secondo il quale era soprattutto "l'infinitamente piccolo" (cioè la sfumatura) a distinguere il grande interprete dal pappagallo. E dunque il cantante incapace di sfumare e di valorizzare i dettagli non sarà mai "sublime" in Verdi.

Adelina Patti sull'importanza di coltivare i centri e di non forzare mai la voce

Ecco alcuni importanti consigli vocali di Adelina Patti, cantante-attrice prediletta da Verdi in ruoli come quelli di Gilda (Rigoletto), Leonora (Il trovatore) e soprattutto Violetta (La traviata), ma si cimentò anche in Aida, essendo stata la prima interprete londinese del ruolo principale nel 1876.

Adelina Patti spiega l'importanza del coltivare i centri nel canto lirico
  
Adelina Patti svela i segreti per preservare a lungo la voce: coltivare i centri (I)

<<People who cultivate the voice have widely different ideas on what constitutes the best method of its preservation. If I gave lessons, I should cultivate the middle notes, and the voice of the singer would be good at the age of a hundred. The whole harm to a voice comes in pushing it up and down, in trying to add extra notes to its compass.
"How high can you sing?" appears to be the question. But what about the foundation part of the voice — that is, the middle notes? My success is founded on those notes, and there can be no enduring success without them. (...)
Without the beautiful middle notes there is no cantabile, and upon the proper development of these and the avoidance of strain by forcing high and low notes the enduring powers of the singer depend.
High gymnastics are very beautiful; but lose the middle notes, and you lose all. (...)
The tremolo, one of the most objectionable and unbearable of vocal faults, is but a phase of this forcing, and comes of the spreading of the vocal cords through straining. (...)
The middle voice is the one that you need to sing with. I sing comfortably.
If you want to sing for years, do not strain the natural compass of the voice. That is like living on capital. I have always lived within my income, and I have always had something to put aside.>>

<<Le persone che coltivano la voce hanno idee molto diverse su ciò che costituisce il metodo migliore di conservarla. Se io insegnassi, coltiverei le note centrali, e la voce del cantante sarebbe in salute all'età di cent'anni. L'intero danno che si fa ad una voce viene dal volerla spingere su e giù, nel tentativo di aggiungere note in più alla sua estensione.
"Quanto acuto puoi cantare?" pare essere il quesito. Ma che dire della parte basilare della voce — vale a dire, le note centrali? Il mio successo si fonda su quelle note, e senza di loro non vi può essere alcun fruttuoso risultato duraturo. (...)
Senza le belle note centrali non v'è cantabile, e dal loro corretto sviluppo e dal sottrarsi allo sforzo causato forzando le note acute e gravi dipendono le energie durature del cantante. La ginnastica negli acuti è molto bella; ma perdete le note centrali, e perderete tutto. (...) Il tremolio della voce, uno dei più sgradevoli e insopportabili difetti vocali, non è che una fase di questa forzatura, ed è il risultato del dissipare le corde vocali sforzandole. (...)
La voce media è quella con la quale bisogna cantare. Io canto comodamente. Se si vuole cantare per anni, non si forzi l'estensione naturale della voce. Sarebbe come vivere basandosi sul capitale. Io ho sempre vissuto entro il mio reddito, e mi sono sempre tenuta qualcosa da mettere da parte.>>

(tratto da: "Madame Patti's Advice to Singers, her own rules for preserving the voice - Dictated by Madame Patti to William Armstrong, and revised by her for publication" apparso sulla rivista americana "The Saturday Evening Post", l'8 agosto 1903)


Adelina Patti sull'importanza di non forzare mai la voce

Adelina Patti svela i segreti per preservare a lungo la voce: non forzare mai la voce (II)

<<Very often students wear out their voices with overstudy before they appear in public. They destroy the freshness of the voice by singing too much. (...)
It was my brother, Mr. Ettore Barili, who laid the foundation of my singing, and his method to-day is taught by my nephew, Alfredo Barili. (...) My golden rule in singing is to spare myself until the voice is needed, and then never to give it all out. Put it in the bank. I do not push my voice for the pleasure of the moment. If you are prodigal of your powers at such times, the next time you wish to be generous you cannot.
There is an old Italian proverb that I hold fast to as my guide: "Who goes slowly goes safely : who goes safely goes far." I have always followed that course in the use of my voice. Consequently I have it at command when I need it. (...)
The true secret of preserving the voice is not to force it and not to sing when one ought not to.>>

<<Gli studenti, spessissime volte, s'esercitano eccessivamente consumando la voce prima d'apparire in pubblico. Essi, cantando troppo, distruggono la freschezza della voce. (...)
Fu mio fratello, il Sig. Ettore Barili, a porre le fondamenta del mio canto, ed il suo metodo oggi viene insegnato da mio nipote, Alfredo Barili. (...) La mia regola d'oro nel canto è quella di risparmiarmi finché occorra avere voce, e poi di non esaurirla mai tutta. Mettete la voce in banca. Io non spingo la mia voce per il piacere del momento. Se si dissipano le proprie energie in quei momenti, la prossima volta che si voglia essere generosi non lo si potrà essere.
C'è un vecchio proverbio italiano al quale tengo fede come fosse la mia guida: "Chi va piano va sano e va lontano". Ho sempre seguito questa via nell'usare la mia voce. Di conseguenza l'ho a disposizione quando ne ho bisogno. (...)
Il vero segreto per preservare la voce è quello di non forzarla e di non cantare quando non si dovrebbe.>>

(tratto da: "Madame Patti's Advice to Singers, her own rules for preserving the voice - Dictated by Madame Patti to William Armstrong, and revised by her for publication" apparso sulla rivista americana "The Saturday Evening Post", l'8 agosto 1903)

Il diapason universale (o Corista unico) secondo Verdi, con Pedrotti, Bazzini, Ponchielli, Rossi, Faccio, Boito e Marchetti

Il CORISTA UNICO secondo Verdi ...il Diapason 'verdiano', tra 435 e 432 Hz... Tuning Fork a1=435 compound vibrations (la3=870 v. s.)...