[Carteggio Verdi-Ricordi, 1882-1885]
lunedì 20 luglio 2020
Caratteristiche essenziali di un cantante che interpreti nel modo giusto le opere di Verdi
Alcune caratteristiche essenziali che Giuseppe Verdi si aspetta da un cantante che aspiri ad interpretare nel modo giusto le sue opere :
"I nostri cantanti non sanno fare in generale che la voce grossa; non hanno elasticità di voce, né sillabazione chiara e facile, e mancano d'accento e di fiato."
(da una lettera di Giuseppe Verdi a Giulio Ricordi del 13 giugno 1892 - riprodotta in Abbiati, "GIUSEPPE VERDI", IV, 444)
--> http://belcantoitaliano.blogspot.it/2017/06/come-devessere-la-voce-verdiana.html
"La voce della Sig. Pantaleoni avvezza a parti violente, ha molte volte gli acuti un po' troppo mordenti, vi mette dirò così troppo metallo. Se potesse abituarsi a cantare un po' più di testa le riescirebbe più facilmente lo smorzato, e la voce sarebbe anche più sicura e più giusta."
(da una lettera di Giuseppe Verdi a Franco Faccio del 2 settembre 1886 - riprodotta in Giuseppe Morazzoni, "VERDI: LETTERE INEDITE", Milano 1929, 44)
--> http://belcantoitaliano.blogspot.it/2017/10/il-canto-secondo-giuseppe-verdi.html
(citazioni riportate nel capitolo "Towards a Verdian Ideal of Singing", da: David Milsom - "Classical and Romantic Music", first published in 2011 by Ashgate Publishing)
"I nostri cantanti non sanno fare in generale che la voce grossa; non hanno elasticità di voce, né sillabazione chiara e facile, e mancano d'accento e di fiato."
(da una lettera di Giuseppe Verdi a Giulio Ricordi del 13 giugno 1892 - riprodotta in Abbiati, "GIUSEPPE VERDI", IV, 444)
--> http://belcantoitaliano.blogspot.it/2017/06/come-devessere-la-voce-verdiana.html
"La voce della Sig. Pantaleoni avvezza a parti violente, ha molte volte gli acuti un po' troppo mordenti, vi mette dirò così troppo metallo. Se potesse abituarsi a cantare un po' più di testa le riescirebbe più facilmente lo smorzato, e la voce sarebbe anche più sicura e più giusta."
(da una lettera di Giuseppe Verdi a Franco Faccio del 2 settembre 1886 - riprodotta in Giuseppe Morazzoni, "VERDI: LETTERE INEDITE", Milano 1929, 44)
--> http://belcantoitaliano.blogspot.it/2017/10/il-canto-secondo-giuseppe-verdi.html
(citazioni riportate nel capitolo "Towards a Verdian Ideal of Singing", da: David Milsom - "Classical and Romantic Music", first published in 2011 by Ashgate Publishing)
sabato 29 febbraio 2020
Verdi e le "intenzioni su cui bisogna pensare" nell'interpretare la sua musica
Nel giugno 1874 [Verdi] diresse la "Messa [da Requiem]"
all'Opéra-Comique di Parigi e vi tornava l'anno dopo, in aprile,
passando poi in maggio a Londra, all'Albert Hall, dove faceva ascoltare
un nuovo passo, composto per la Waldmann, il "Liber scriptus", che viene
subito dopo la cupa declamazione del basso sulle parole "Mors
stupebit". In giugno la compagnia si esibì a Vienna, come abbiamo letto
in Hanslick, e dove si rappresentò anche "Aida". Il nuovo solo per
mezzosoprano non fu eseguito a Parigi per espressa volontà del maestro, che così ne obbiettava alla cantante il 5 marzo del 1875 :
"Voi sapete che ho scritto un 'solo' per voi, ma io non sarei
d'opinione di eseguirlo a Parigi. Voi sapete che presso il pubblico le
prime impressioni sono sempre terribili, e se anche quel pezzo facesse
effetto tutti direbbero: 'era meglio come prima.' Questo sarebbe il
compenso che ne caveressimo voi ed io certamente. Aggiungete anche che
col tempo così stretto non potreste studiarlo bene. E' facile,
facilissimo come 'nota' e come 'musica', ma sapete che VI SONO SEMPRE
DELLE INTENZIONI su cui bisogna pensare. Nulla di più facile, per
esempio, di quelle quattro note del basso: 'Mors stupebit', eppure tanto
difficili a dirsi bene! Non facendo questo pezzo a Parigi, avressimo
tempo di passarlo bene insieme nei giorni di riposo, e lo direste poi a
Londra ed a Vienna etc. etc. Che ne dite?"
(da: Gustavo Marchesi "Giuseppe Verdi - l'uomo, il genio, l'artista" - I.M.I., 1981)
(da: Gustavo Marchesi "Giuseppe Verdi - l'uomo, il genio, l'artista" - I.M.I., 1981)
Do acuto "dolce" da eseguirsi "filato", nell'aria di Aida "O cieli azzurri", come prescritto da Verdi
| DO acuto da eseguirsi "dolce", in "O cieli azzurri" dell'Aida di Verdi |
Verso la conclusione della seconda aria di Aida, "O patria mia...O cieli azzurri", Verdi prescrive al soprano solista di cantare il DO acuto "dolce", quindi non a piena voce, bensì 'filato' !!! Interpreti-modello rispettose del volere verdiano sono senza dubbio la Rethberg e la Caballé, assieme alla Arangi-Lombardi.
Verdi su Adelina Patti, da lui considerata la più grande Violetta (lettera del 1877 a Ricordi)
Verdi sulla Patti, da lui considerata la più grande Violetta, scriveva in una sua lettera del 6 novembre 1877 a Giulio Ricordi:
<<Dunque successo...grande... Doveva
ben essere! - Voi la sentiste dieci anni fà, ed ora esclamate: "quale
cambiamento". V'ingannate! La Patti era allora quello che è adesso:
organizzazione perfetta; perfetto equilibrio fra la cantante e
l'attrice... Artista nata in tutta l'estensione della parola.
Quando la sentii la prima volta (aveva 18 anni) a Londra, restai stupito non solo della meravigliosa esecuzione, ma di alcuni tratti di scena in cui si rivelava una grande attrice. Mi rammento il contegno casto e pudico quando, nella Sonnambula si posa sul letto del militare e quando, nel D. Giovanni sorte contaminata dalla stanza del libertino. Mi rammento una certa contro-scena nell'aria Don Bartolo nel Barbiere; e più di tutto nel Rec. che precede il Quartetto del Rigoletto quando il padre le mostra l'amante nella Taverna dicendo: "E l'ami sempre?... Io l'amo" risponde. Non v'è espressione che possa esprimere l'effetto sublime di questa parola detta da Lei. - Questo ed altro sapeva dire e fare anche prima di 10 anni fà. Ma molti non volevano convenire allora, e Voi avete fatto come il vostro Pubblico: avete voluto che Essa avesse il vostro battesimo; come se tutti i Pubblici dell'Europa che vanno pazzi per Lei non capissero proprio nulla! Ma "nun sem nun... Milan el prim teater del mond!"... Intanto il buon Pubblico persuaso d'essere nel tempio il più sublime dell'Arte posa e giudica! (Ignorante sempre quando non giudica per impressione). Questo Pubblico che domani per es. riceverà con un saluto cordiale una povera cosa come la Fossa [Amalia Fossa, soprano, godeva in quegli anni di solida reputazione sia nel repertorio drammatico sia in quello leggero], resterà freddo all'apparire della Patti. Questo Pubblico che tante volte ha applaudito replicatamente a furore tante e tante mediocrissime mediocrità, farà appena grazia di una chiamata alla Patti dopo la Cavatina della Traviata! Un'esecuzione senz'esempio... Ah Pubblico Pubblico Pubblico!!...
Se vedete la Patti ditele tante cose per parte mia, e di mia moglie. Non le mando il solito, "mi rallegro", perché mi pare proprio che per la Patti sia la cosa più inutile del mondo: ed Ella sa poi, e molto lo sa, che io non ho aspettato l'esito di Milano, ma che fin da quando la sentii la prima volta a Londra (quasi bambina) la giudicai Cantante ed attrice meravigliosa. Un'eccezione nell'arte.>>
Quando la sentii la prima volta (aveva 18 anni) a Londra, restai stupito non solo della meravigliosa esecuzione, ma di alcuni tratti di scena in cui si rivelava una grande attrice. Mi rammento il contegno casto e pudico quando, nella Sonnambula si posa sul letto del militare e quando, nel D. Giovanni sorte contaminata dalla stanza del libertino. Mi rammento una certa contro-scena nell'aria Don Bartolo nel Barbiere; e più di tutto nel Rec. che precede il Quartetto del Rigoletto quando il padre le mostra l'amante nella Taverna dicendo: "E l'ami sempre?... Io l'amo" risponde. Non v'è espressione che possa esprimere l'effetto sublime di questa parola detta da Lei. - Questo ed altro sapeva dire e fare anche prima di 10 anni fà. Ma molti non volevano convenire allora, e Voi avete fatto come il vostro Pubblico: avete voluto che Essa avesse il vostro battesimo; come se tutti i Pubblici dell'Europa che vanno pazzi per Lei non capissero proprio nulla! Ma "nun sem nun... Milan el prim teater del mond!"... Intanto il buon Pubblico persuaso d'essere nel tempio il più sublime dell'Arte posa e giudica! (Ignorante sempre quando non giudica per impressione). Questo Pubblico che domani per es. riceverà con un saluto cordiale una povera cosa come la Fossa [Amalia Fossa, soprano, godeva in quegli anni di solida reputazione sia nel repertorio drammatico sia in quello leggero], resterà freddo all'apparire della Patti. Questo Pubblico che tante volte ha applaudito replicatamente a furore tante e tante mediocrissime mediocrità, farà appena grazia di una chiamata alla Patti dopo la Cavatina della Traviata! Un'esecuzione senz'esempio... Ah Pubblico Pubblico Pubblico!!...
Se vedete la Patti ditele tante cose per parte mia, e di mia moglie. Non le mando il solito, "mi rallegro", perché mi pare proprio che per la Patti sia la cosa più inutile del mondo: ed Ella sa poi, e molto lo sa, che io non ho aspettato l'esito di Milano, ma che fin da quando la sentii la prima volta a Londra (quasi bambina) la giudicai Cantante ed attrice meravigliosa. Un'eccezione nell'arte.>>
[L'esordio europeo della Patti era avvenuto al Covent Garden di Londra
nel maggio del 1861; l'artista era allora diciottenne. Verdi ebbe
occasione di ascoltarla per la prima volta nella primavera dell'anno
seguente, 1862, allorché si recò a Londra per la prima esecuzione dell'
"Inno delle Nazioni" al Her Majesty's Theater. La rivide a Parigi nel
1866. E qui la riascoltò ancora nel 1870, come si apprende da alcune sue
lettere; a Giulio Ricordi il 12 aprile 1870 dalla capitale francese:
"Meravigliosa la Patti nel Rigoletto e nella Traviata". A Clarina
Maffei, poche settimane dopo, sempre da Parigi: "Ho frequentato molto i
teatri: in quei di musica nulla di buono, ad eccezione della Patti che è
meravigliosa".]
Dopo averla udita in "Traviata" a Genova nel successivo dicembre, ribadiva ad Arrivabene:
<<Qui nulla di nuovo se non che vi furono tre recite della Patti con entusiasmo indicibile. Meritamente, perché è natura d'artista così completa che forse non vi è stata mai eguale! Oh! Oh! E la Malibran?! Grandissima, ma non sempre eguale! Sublime talvolta, e qualche volta barocca!.. Lo stile del suo canto non era purissimo; non sempre corretta l'azione, la voce stridula negli acuti!.. Malgrado tutto artista grandissima, meravigliosa. Ma la Patti è più completa. Voce meravigliosa: stile di canto purissimo: attrice stupenda con un 'charme' ed un 'naturale' che nissuna ha!...>>
Nell'immagine: Adelina Patti as Violetta in the opera La traviata by Giuseppe Verdi, End 1860s-Early 1870s. Found in the collection of Constantine Palace, St. Petersburg. Artist : Repin, Ilya Yefimovich (1844-1930).
Dopo averla udita in "Traviata" a Genova nel successivo dicembre, ribadiva ad Arrivabene:
<<Qui nulla di nuovo se non che vi furono tre recite della Patti con entusiasmo indicibile. Meritamente, perché è natura d'artista così completa che forse non vi è stata mai eguale! Oh! Oh! E la Malibran?! Grandissima, ma non sempre eguale! Sublime talvolta, e qualche volta barocca!.. Lo stile del suo canto non era purissimo; non sempre corretta l'azione, la voce stridula negli acuti!.. Malgrado tutto artista grandissima, meravigliosa. Ma la Patti è più completa. Voce meravigliosa: stile di canto purissimo: attrice stupenda con un 'charme' ed un 'naturale' che nissuna ha!...>>
Nell'immagine: Adelina Patti as Violetta in the opera La traviata by Giuseppe Verdi, End 1860s-Early 1870s. Found in the collection of Constantine Palace, St. Petersburg. Artist : Repin, Ilya Yefimovich (1844-1930).
"Un trono vicino al sol", conclusione di "Celeste Aida" in "PP morendo" eseguita come prescritto da Verdi
I sette maestri di canto consigliati da Giuseppe Verdi
I SETTE MAESTRI DI CANTO CONSIGLIATI DA VERDI :
Nel 1877, Ferdinand Hiller, noto direttore d'orchestra e compositore tedesco, indirizzò una lettera a Giuseppe Verdi
ponendogli un quesito: a quali insegnanti di canto avrebbe potuto
indirizzare alcuni giovani cantanti tedeschi desiderosi di perfezionarsi
in Italia? La risposta di Verdi, datata 13 settembre 1877, cominciava
così:
"Vorrei poter
appagare utilmente le vostre domande, ma non è tanto facile trovare ora
buoni maestri di canto. Quelli che in 'diebus illis' conosceva
personalmente e artisticamente o son morti, o sono vecchi o non fanno
più nulla."
Premesso questo, Verdi nominava cinque insegnanti, residenti a Milano, Firenze o Napoli. Passava quindi a Roma e scriveva che ve n'erano due ottimi: Tosti e Rotoli.
<<Caro Hiller, (...) non è tanto facile trovare ora buoni maestri di canto (...) posso indicarvi fra i migliori il maestro Alberto Leoni; almeno sa cosa sia musica. Se per studiare spartiti Faccio sarebbe ottimo. In Firenze gode fama il Vannuccini, dopo di lui il Palloni. In Napoli il Guercia è il migliore; e là ve ne'è una quantità di cui non saprei nemmeno ricordare i nomi. A Roma ve ne sono due ottimi e sono il Tosti e il Rotoli. Tutti questi sono anche scrittori di musica da camera. Sono manierati nell'armonizzare (e la colpa è un po' della vostra scuola attuale), ma scrivono ancora bene per la voce.>>
[da: "Carteggi verdiani", a cura di A. Luzio, Roma, Reale Accademia d'Italia 1935, II, p. 323; la lettera è datata "Sant'Agata, 13 settembre 1877"]
Con questo la rassegna verdiana dei buoni insegnanti di canto era conclusa: sette in tutto, fra cui Francesco Paolo Tosti.
Tosti aveva allora trentun anni. Nel 1869 s'era fatto conoscere a Roma come cantante di musica da camera e pochi anni dopo era stato nominato insegnante di canto alla corte della principessa ereditaria Margherita di Savoia. Presto era divenuto famoso, come sappiamo, e nel 1880 avrebbe avuto inizio la lunga avventura inglese, alla corte della regina Vittoria e di Edoardo principe di Galles, sempre come maestro di canto. Un "ottimo maestro", secondo Verdi; e, di conseguenza, anche un compositore che scriveva bene per le voci.
[tratto da: Rodolfo Celletti - "La vocalità nella romanza di Francesco Paolo Tosti" in: TOSTI - E.D.T. 1991]
---------------------------------------
VERDI INCONTRA TOSTI
"Fu tra noi il maestro Tosti, da Londra, in viaggio per Roma: venne presentato a Verdi, al quale ebbe l'onore di far udire qualcuna delle sue composizioni: l'illustre maestro ebbe parole di schietto elogio e di vera soddisfazione per Tosti, sia come esecutore, sia come compositore." ("Gazzetta Musicale di Milano", 52, 3 dicembre 1883)
N.B. : Il famoso insegnate Alfonso Guercia ebbe fra i suoi allievi anche quello che sarebbe stato poi il grande tenore Fernando De Lucia !!!
Premesso questo, Verdi nominava cinque insegnanti, residenti a Milano, Firenze o Napoli. Passava quindi a Roma e scriveva che ve n'erano due ottimi: Tosti e Rotoli.
<<Caro Hiller, (...) non è tanto facile trovare ora buoni maestri di canto (...) posso indicarvi fra i migliori il maestro Alberto Leoni; almeno sa cosa sia musica. Se per studiare spartiti Faccio sarebbe ottimo. In Firenze gode fama il Vannuccini, dopo di lui il Palloni. In Napoli il Guercia è il migliore; e là ve ne'è una quantità di cui non saprei nemmeno ricordare i nomi. A Roma ve ne sono due ottimi e sono il Tosti e il Rotoli. Tutti questi sono anche scrittori di musica da camera. Sono manierati nell'armonizzare (e la colpa è un po' della vostra scuola attuale), ma scrivono ancora bene per la voce.>>
[da: "Carteggi verdiani", a cura di A. Luzio, Roma, Reale Accademia d'Italia 1935, II, p. 323; la lettera è datata "Sant'Agata, 13 settembre 1877"]
Con questo la rassegna verdiana dei buoni insegnanti di canto era conclusa: sette in tutto, fra cui Francesco Paolo Tosti.
Tosti aveva allora trentun anni. Nel 1869 s'era fatto conoscere a Roma come cantante di musica da camera e pochi anni dopo era stato nominato insegnante di canto alla corte della principessa ereditaria Margherita di Savoia. Presto era divenuto famoso, come sappiamo, e nel 1880 avrebbe avuto inizio la lunga avventura inglese, alla corte della regina Vittoria e di Edoardo principe di Galles, sempre come maestro di canto. Un "ottimo maestro", secondo Verdi; e, di conseguenza, anche un compositore che scriveva bene per le voci.
[tratto da: Rodolfo Celletti - "La vocalità nella romanza di Francesco Paolo Tosti" in: TOSTI - E.D.T. 1991]
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VERDI INCONTRA TOSTI
"Fu tra noi il maestro Tosti, da Londra, in viaggio per Roma: venne presentato a Verdi, al quale ebbe l'onore di far udire qualcuna delle sue composizioni: l'illustre maestro ebbe parole di schietto elogio e di vera soddisfazione per Tosti, sia come esecutore, sia come compositore." ("Gazzetta Musicale di Milano", 52, 3 dicembre 1883)
N.B. : Il famoso insegnate Alfonso Guercia ebbe fra i suoi allievi anche quello che sarebbe stato poi il grande tenore Fernando De Lucia !!!
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In questo primo articolo (diviso in più parti) tratteremo la questione dell'uso della "messa di voce" nelle opere di Verdi. ...
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