venerdì 8 luglio 2022

Acuti attaccati con facilità e pieghevolezza, sostenuti con dei fiati lunghi e toccanti note 'filate': caratteristiche vocali sopranili necessarie per "Aida" ed il "Requiem"


CARATTERISTICHE VOCALI SOPRANILI, NECESSARIE PER "AIDA" ED IL "REQUIEM": ACUTI ATTACCATI CON FACILITA' E PIEGHEVOLEZZA, SOSTENUTI CON DEI FIATI LUNGHI E TOCCANTI NOTE 'FILATE'

- Verdi a Maria Waldmann -

S. Agata, 19 agosto 1874.
« Dopo il gentilissimo vostro dispaccio non vedendo comparire la vostra lettera (1) che mi promettevate, temeva si fosse perduta, quando finalmente l'ho ricevuta, e mi ha fatto il più gran piacere.
Io vorrei dirvi tante e tante cose, le più graziose che potrei trovare nel mio Dizionario sul vostro successo di Perugia, ma vi dò soltanto una forte stretta di mano, ma ben forte, e voi sapete che è quella d'un amico e d'un ammiratore...
Grazie delle notizie che mi date sugli altri e sul successo in generale... (...) »

(1) Eccone qualche brano:
Perugia, 12 agosto 1874.
« La mia "Aida" non produce più quel magico effetto dei nostri bei tempi in me, ove la schiava d'Etiopia ebbe nome Teresa Stolz, e voler o non voler tante volte mi giungono all'orecchio le note filate e toccanti, quel canto finito della prima ed unica nostra "Aida". »
Però anche la Pozzoni piace: e perchè Lei "carissimo Maestro non possa chiamarmi 'troppo modesta' Le dirò che anche qui posso rallegrarmi d'un bel successo".

Genova, 26 dicembre 1874.
« (...) Vi ringrazio delle notizie che m'avete dato sul vostro teatro [interessante la lettera della Waldmann dal Cairo, del 2 dicembre 1874, nella quale ella scriveva: "La Fricci - cosa Le debbo dire di essa? Che non manca certo di meriti, ma non mi soddisfa, e cerco invano la voce ancora fresca abbastanza di 5 anni fa allorquando feci il mio debutto alla Scala. (Si rimpiange la Stolz)."] ma io desidero da voi, da voi, non da altri, notizie dell' "Aida". E tanto più le desidero perchè io fui sorpreso quando seppi che la Fricci s'assumeva l'impegno di fare "Aida". La Fricci ha certamente grandi qualità, ma non ho mai creduto che Ella "soprano-comodo" potesse attaccare i suoni acuti con facilità e pieghevolezza, e sostenerli con dei fiati lunghi, come richiede "Aida". Basta vedremo. (...) »

Genova, 9 gennaio 1875.
« (...) Senza parlare dell'esito quello che mi sorprende si è che la Fricci abbia potuto cantare la parte d' "Aida" ed andarne alla fine. Le qualità artistiche della Fricci non sono da porsi in dubbio ma qui si tratta di avere a disposizione una voce di soprano vero, "facile e giusta" e di avere del fiato!... Basta; sia come si vuole, ma è proprio deplorevole vedere un'artista di fama prestarsi a fare anche quello che non può fare e intascare 100 mila franchi!... Và bene il denaro, ma un po' di coscienza e dignità vale più di 100 mila franchi!... (...) »

Genova, 27 febbraio 1875.
« (...) Sento che date la "Messa" (io non ne sapevo nulla) e mi dispiace perchè se la Fricci riesce male nell' "Aida" riescirà peggio nella "Messa", ove vi è necessaria ancora più che nell' "Aida" sicurezza di voce, d'intonazione e di fiati lunghissimi. Oh era ben meglio che si eseguisse questa "Messa" l'anno venturo, tanto più se la Stolz dovesse venire al Cairo, ed allora avreste esecuzione buonissima (...) »

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In una lettera da Parigi del giugno 1875 allo "Chicago Times" la Roosevelt descrisse il frenetico successo riportato sia dalla Stolz che dalla Waldmann nella "Messa di Requiem":

Mme Stolz's voice is a pure soprano, with immense compass and of the most perfectly beautiful quality one ever listened to, from the lowest note to the highest. Her phrasing is the most superb I ever heard and her intonation something faultless. She takes a tone and sustains it until it seems that her respiration is quite exhausted, and then she has only commenced to hold it. The tones are as fine and clearly cut as diamond, and sweet as a silver bell; but the power she gives a high C is something amazing. She is said to be the greatest singer in the world; and I presume it is true, as I cannot possibly imagine any one greater than she. Her cultivation is absolute perfection in every way. When nature has done everything, and art has done even more than nature, what more can you ever expect to hear? One is completely satisfied after listening to her. There is nothing more to be desired. She opens her mouth slightly when she takes a note, without any perceptible effort, and the tone swells out bigger and fuller, always retaining that exquisite purity of intonation, and the air seems actually heavy with great passionate waves of melody, that entrance the hearer and hold him spell-bound. She is a fine appearing woman, and dressed simply in white, with a veil of black lace falling from a shapely head. She had more grace and dignity than is usually seen in one of her years and her manners were charming.
But Mme Maria Waldmann, if possible, has a grander voice for a contralto than Mme Stolz has for a soprano. It certainly is rare to hear such quality of tone in any female voice. Many times one would think it the tenor, and only when one would look at her and see some slight quiver of the otherwise motionless form, could he realise that it was a woman singing. It is wonderful beyond anything I ever heard of, for a contralto, and she has as perfect cultivation in every way as Mme Stolz.

(da: CARTEGGI VERDIANI, a cura di Alessandro Luzio - Volume II, 1935)

Attacco "dolce" delle note acute


Busseto (S. Agata), 7 giugno 1880.
(...) Da che ho lasciato Parigi e Milano ho dato una corsa a Torino per vedere l'Esposizione, e sono ora qui da più d'un mese. In questa solitudine si fa la vita la più inerte del mondo, ma vi è una quiete così profonda che di tratto in tratto fa bene. Io ne avevo tanto bisogno. Voi conoscete l' "Ave Maria". Certo che vi deve "star bene" e la direte bene. Forse vi sarà quel Sol # acuto un po' duro, ma se lo attaccherete dolce... oh scusate, mi permettevo un consiglio, come se fossimo ancora alla scuola! Scusate ancora?
Addio mia cara Maria. La Peppina vi saluta caramente (...)

(da una lettera di Verdi a Maria Waldmann)

L'importanza dell'impostazione rotonda ed ovale della voce lirica - con la vocale O - secondo i celebri cantanti verdiani Stolz e Giraldoni


«La celebre Stoltz che è contraria all'uso della vocale A nell'educazione vocale, dissemi che se le avessero impostata la voce colla vocale O, non sarebbe stata obbligata man mano a cantare di petto sino al LA secondo spazio. Questa è la ragione che privò il pubblico del piacere di ammirarla sulle scene ben più lungamente. (...)
Quando la voce sarà discretamente formata colla vocale O ed avrà acquistata la dovuta estensione, sarà utile far studiare i vocalizzi su tutte le vocali, insegnando coll'esempio a modificarle sulla base del suono che si ricava dalla vocale O, mantenendo perciò il più possibile la bocca in forma ovale. [N.B.]»

[N.B.] L'eminente artista e professore Leone Giraldoni (...) in una sua seconda lettera [successiva al 26 ottobre 1896] aggiungeva:
<<Anch'io procuro che l'allievo protragga sempre innanzi le labbra in modo da emettere il suono sull'O anzichè sull'A onde dare alla voce un timbro rotondo.>>

[da: Vittorio Carpi (1847-1917) - "Ancora qualche apprezzamento SULL'ARTE DEL CANTO" - Premiato Stabilimento Musicale A.PIGNA, Milano 1898]

Prove della "Forza del destino" con Angelo Mariani: coro interno, nella grande aria della Stolz, prima fatto cantare più "sotto voce", poi ridotto di numero

Ieri sera feci la prova generale della "Forza del destino", e t'assicuro che andò benissimo. Questa mattina per semplice esercizio, provai di nuovo tutto il coro interno (il canto mattutino dei frati) nella grande aria della Stolz, perchè ieri sera mi riuscì forse un poco troppo forte. Provai di farli cantare più "sotto voce", ma l'intonazione restava vacillante; mi decisi dunque di farlo eseguire a soli 24 (i migliori) invece di 40, come è il numero dei coristi uomini, ed ora l'effetto parmi ottenuto.


(da una lettera di Angelo Mariani indirizzata a Verdi - Vicenza, 6 agosto 1869)

"TORNATE ALL'ANTICO": lettere di Boito a Verdi in cui chiede al Cigno di Busseto di menzionare sei nomi, cominciando da Palestrina, che rappresentino l'arte vocale dei secoli XVI-XVIII

Alcuni appunti di Verdi, a lapis, sui maggiori musicisti dei secoli XVII e XVIII: qui Verdi menziona Handel, Bach, Marcello, Scarlatti, Gluck, Haydn, Mozart e Beethoven
 

"TORNATE ALL'ANTICO"!!!

...la prova più luminosa della completa fiducia di Verdi in Boito è costituita da due lettere del 1887, in cui l'autore del "Mefistofele", all'indomani quasi del trionfo d' "Otello", ci si presenta, in solenni consessi di musicisti, come l'interprete officioso del celebre monito « torniamo all'antico ».

Cernobbio - Villa d'Este
Lago di Como.
4 ottobre [1887].

« Caro Maestro.
Prima di tutto La ringrazio ancora per le belle e intellettuali giornate che ho passate a S. Agata. Poi La prego d'un favore e non mi sgridi se ho accettato ancora un incarico, sarà l'ultimo. Il Ministro dell'Istruzione desidera di conferire con me intorno agli Istituti Musicali del regno. Noi sappiamo che in Italia ora si studia male la musica, l'invito del Ministro è una buona occasione per tentare di raddrizzare gli studi nelle scuole governative e perciò ho acconsentito al desiderio di chi le governa. Sarà una gita a Roma e un paio di giornate perdute (forse non inutilmente), poi tornerò al mio lavoro.
Io non intendo di consigliare al Ministro una riforma degli statuti delle Scuole superiori, neppure di modificarne le varie costituzioni.
Queste sono quistioni tanto grosse quanto vane e difficili. Si tengano gli statuti che hanno, non è da quelli che escono i buoni o cattivi scolari. L'ingegno naturale dell'allievo trae sommo vantaggio dai buoni studi e può essere fuorviato dagli studi cattivi. Qui sta il punto: l' "indirizzo degli studi".
L'occasione si offre per mettere in pratica quel consiglio ch'Ella seppe raccogliere in tre parole con chiarezza e sapienza e concisione veramente antica: "Tornate all'antico".
Torniamo dunque all'antico, ma si obblighino le scuole a tornarci: senza essere obbligate non ci torneranno mai. Nei programmi governativi dei ginnasi e dei licei è obbligatorio lo studio di Virgilio, d'Orazio, di Lucrezio, di Cicerone. Così pure io credo che debba essere "obbligatorio" nei Conservatorii lo studio di Palestrina e degli altri sommi musicisti italiani del XVI, XVII, e XVIII secolo. Quella è la retta via, quello è lo studio che si deve fare nella scuola e nelle esercitazioni vocali. Bisogna rilegare l'arte delle voci, ritemprarla nella piena onda sonora delle parti di Palestrina. "Obbligare" i giovani studenti, che appena nati balbettano astruserie, obbligarli a lavarsi in quell'onda, a lavarsi in quella purezza.
I compositori muterebbero animo, i cantanti se ne gioverebbero anche. Compositori e cantanti, ecco il marcio degli studi odierni ed è a questo che convien porre il rimedio. Gli stromentisti ci sono, vanno da sè. I pianisti buoni e colti pullulano, Napoli ne diede degli eccellenti in questi ultimi anni, Milano anche, Bologna produce sempre dei buoni archi e Napoli dei buoni suonatori di stromenti d'ottone. Ma è lo studio della composizione che precipita nella putredine. I giovani studenti di composizione sono pieni di presunzione e di ignoranza. Bisogna istruirli colle grandi musiche dei gran secoli italiani. Quando saranno istruiti saranno meno boriosi e vedranno l'arte più nettamente. Bisogna obbligarli anche a studiare un poco di storia su dei testi scritti bene e semplicemente, tanto da imparare nello stesso tempo i gran drammi della umanità e il bello stile della lingua. Bisogna obbligarli a studiare un poco di prosodia e di declamazione, perchè imparino ad accentuare il dialogo umanamente come vuole il Vero, poichè la musica non è altro che il suono del sentimento e della passione. Io tutte queste cose le ho imparate da Lei che le ha messe in pratica, e mi dica Lei se le ho imparate bene: vorrei poterle mettere in pratica anch'io nel mio lavoro e suggerirle a chi governa gli studi per offrire a chi studia la possibilità di studiar bene.
Ora ecco il favore che desidero da Lei. La prego di darmi una breve lista, una lista di sei nomi, non più, di sei nomi di Maestri che Lei crede più adatti per essere studiati dai giovani.
Questi sei nomi, incominciando da Palestrina, dovrebbero rappresentare i sei punti più luminosi dell' "arte vocale" dei secoli 16°, 17°, 18°.
Vorrei da Lei questo favore, perchè mi fido tanto tanto del suo giudizio come di nessun altro. Nessuno meglio di Lei può compilare questa lista che servirà di programma agli studi. »




Villa d'Este, 31 ottobre.

« Ecco quello che è successo. I testi d'insegnamento (16°, 17°, 18° secolo) furono votati all'unanimità dai principali direttori dei Conservatori del regno. Vedremo quello che ne seguirà.
Dopo codesta votazione io me ne sono partito da Roma, lasciando che quei signori si mettano d'accordo per accordare i loro statuti (non ce n'è due che si assomiglino) e i loro regolamenti.
S'intende bene che, come Lei desiderava, non ho fatto uso della sua lettera, benchè l'avessi con me in tasca e che la tentazione di giovarmene mi fosse venuta più d'una volta.
Fra non molti giorni sarò a Nervi e se Lei sarà a Genova verrò, come al solito, a Palazzo Doria per passare un'ora insieme.
Saluti affettuosi a Lei e alla S.ra Giuseppina. »

(da: CARTEGGI VERDIANI, a cura di Alessandro Luzio - Volume II, 1935)

venerdì 1 luglio 2022

Il finale alternativo di "CELESTE AIDA" scritto da Verdi per Capponi

Il finale alternativo di "Celeste Aida" scritto da Verdi per Capponi


Verdi ad Emilio Usiglio - Genova, [probabilmente 26] gennaio 1875

Premetto prima di tutto che bisogna rivolgersi a Ricordi per quel che riguarda "Aida", perché egli solo ne è il proprietario e padrone assoluto. Non è che io dia importanza a quella Romanza che Ella mi domanda d'abbassare (come non dò nissuna importanza a qualunque siasi altro pezzo d' "Aida") ma è per un principio d'arte che per parte mia mi rende ripugnante ad ammettere qualunque alterazione.
Disgraziatamente è questo un uso invalso da molto e molto tempo ma è uso riprovevole a cui bisognerebbe porre una volta rimedio, e questo spetterebbe principalmente appunto agli artisti, non, se si vuole, per rispetto a quella tal opera o quel tale Maestro, ma per riverenza all'arte, all'arte vera.
Io conosco Nicolini e non capisco come quella romanza possa essergli alta di tessitura. Trasportata di mezzo tono diventa assolutamente tessitura di Baritono e levati i "la" qualunque baritono potrebbe cantarla. Capisco benissimo che nelle due battute finali di "si b." ridotto in un "la" ne riuscirebbe il suono più pieno, più pronto e più pieghevole, ma per un nota a effetto val la pena di mettere tutto il resto sottosopra?
Capisco altresì che riesce duro lasciare il "si b." nel modo come stà scritto ma a questo inconveniente io stesso posi rimedio aggiungendo per Capponi queste tre note...
Ripeto ancora che nel caso bisogna rivolgersi a Ricordi per quest'alterazione di tono, perchè io non ho facoltà, o per meglio dire, stante le mie convinzioni, non posso assumermi questa facoltà.
Non esiste nissuna sinfonia d’ "Aida". Ella forse avrà sentito dire che in una delle prove d' "Aida" a Milano, io feci eseguire un pezzo dall'Orchestra che aveva come l'aria d'una sinfonia. Anche là l'Orchestra era buona, pronta, ed ubbidiente, ed il pezzo poteva riescire a buon porto se la costruzione ne fosse stata solida.
Ma l'eccellenza dell'orchestra non valse che a far meglio sortire la pretenziosa insulsaggine di questa creduta sinfonia.
Auguro a tutti la fortuna ch'Egli spera. Voglia credermi con stima...

(lettera riportata in: CARTEGGI VERDIANI, a cura di Alessandro Luzio - Volume II - Roma, Reale Accademia d'Italia, 1935)

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Verdi a Giulio Ricordi - Genova, 26 gennaio 1875

Car.mo Giulio

Prima di tutto vi dico in fretta in fretta che Usiglio mi scrive da Roma domandandomi di abbassare la Romanza del Tenore. Queste sono cose che mi mettono in furore tanto più che il "fin mot" di tutto questo non è che per filare un "la" invece di un "si b". Ho risposto che si rivolgano all'Editore proprietario, e se ve ne scrivono, stante il cattivo andamento delle cose in quel Teatro, potete permetterlo: ma sia questo per eccezione, perché bisognerebbe proprio una volta finirla con queste alterazioni, e con questi abusi abbominevoli, che tanto fanno male all'arte...

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Verdi to Emilio Usiglio - Genoa, [Probably 26] January 1875
[Luzio publishes the draft of this letter in "Carteggi, II", pp. 42-43, but he gives no indication of its correct date and admits that he does not know to whom it was addressed. Mario Rinaldi, "Verdi critico" (Roma: Ergo, 1951), p. 297, declares that Verdi wrote this letter to an "until now unknown friend." Abbiati, III, pp. 578-79, records that Verdi wrote the letter to Ghislanzoni. Verdi's letter to Giulio Ricordi of 26 January 1875 provides the correct answer.]

First of all I must say that one has to deal with Ricordi for everything concerning "Aida", since he is the sole owner and proprietor.
It is not that I give any importance to the "romanza" ["Celeste Aida"] that you ask me to lower (just as I give no importance to any other piece of "Aida"), but it is for a principle of art that I find it repugnant to allow any alteration. Unfortunately this has been the established practice for a long, long time, but it is a reprehensible practice which should be remedied once and for all. This should primarily be the obligation of the artists themselves, not, if you will, out of respect for this particular opera or that particular composer, but out of reverence for art, for true art.
I know Nicolini, and I don't understand how the "tessitura" of that "romanza" can be high for him. If it were changed by half a tone, it would definitely be the tessitura of a baritone; and without the A any baritone could sing it. I perfectly understand that if the final two measures in B flat were reduced to an A, the sound would become fuller, rounder, and more supple; but for the sake of one effective note, is it worth turning all the rest upside down?
I also understand that it is difficult to sing if we leave the B flat the way it is written, but I have remedied this myself by adding these three notes for Capponi [Aware of most tenors' inability to sustain a "pianissimo" B flat, Toscanini followed Verdi's advice in his recording of "Aida"]:

[. . .] There is no overture for "Aida" [See Giulio Ricordi's letter to Verdi of 12 November 1871 and Verdi's letters to Giulio Ricordi of 13 November and 28 December 1871]. Perhaps you have heard that at one of the rehearsals for "Aida" in Milan I had the orchestra play a piece that had the air of an overture. The orchestra was good, ready, and obedient, and the piece might have turned out well if its construction had been solid. But the excellence of the orchestra merely served better to illustrate the silliness of that supposed overture. [. . .]

cfr. -->
Verdi to Giulio Ricordi - Genoa, 26 January 1875

Dear Giulio,
First of all I tell you in a great hurry that Usiglio writes from Rome, asking me to lower the tenor's "romanza". This is the kind of thing that infuriates me, especially since the point of all this is merely to insert an A instead of a B flat. I replied that they should contact the publisher, and if they write you about it, considering how badly things are going in that theatre, you may allow it. But let this be an exception, since it is really necessary to put an end once and for all to these alterations and to the abominable abuses that are so harmful to art. [. . .]

(quoted in: "VERDI'S AIDA, The History of an Opera in Letters and Documents" - Collected and translated by Hans Busch - University of Minnesota Press, Minneapolis 1978) 


mercoledì 7 luglio 2021

Il "misto" tenorile di Angelo Masini e la sua arte del "bel canto" nel ruolo del Duca di Mantova

Il tenore Angelo Masini nel ruolo del Duca di Mantova nel "Rigoletto" di Verdi

IL "MISTO" TENORILE
La voce di Angelo Masini era "un violino che strappa le lacrime": parole di un collega e quindi insospettabili; parole di Francesco Tamagno, voce-tromba da giudizio finale. (Un violino o una tromba possono essere una voce. Più tardi, Caruso si autodefinì un "violoncello"). La voce del tenore forlivese poteva dunque essere paragonata alla voce del violino per quei famosi "pianissimi" o "misti" che - assicurava il romagnolo Alessandro Bonci a Lauri-Volpi - non scadevano mai nel falsetto. E il Masini scagliava fulmini contro i falsettisti, i quali, soprattutto dal 1920 al 1930, andarono profanando le opere di Bellini, di Donizetti e di Verdi sulle più illustri scene italiane e straniere. Perché il "misto" si può ben comparare col pianissimo del violino, potendosi sviluppare, senza discontinuità, nel suono naturale, mentre il "falsetto" è una deformazione del suono (...) E Masini, da buon romagnolo, andava sulle furie, quando taluno gli domandava se quelle sue note dolcissime, angelicate, fossero fatte in "falsetto". Le reazioni del sommo cantore valgano, come "suggel ch'ogni uomo sganni", a riportare metodi e criteri di canto nei loro limiti e sul giusto cammino. Dopo il trionfo della voce autentica, "reale" di Duprez, la più grande offesa che si potesse fare a un grande tenore consisteva nel ritenerlo capace d'ingannare e frodare il pubblico con la voce "falsa" da Cappella Sistina e da sopranista arcadico. All'opera di Mosca, Masini imperò accanto a Marconi, a Cotogni e a Battistini, onorato e incensato come un re. I così detti "cavalli di battaglia" gremivano la scuderia di Masini: "Puritani", "Favorita", "Rigoletto", "Traviata", "Don Giovanni", "Lucia", "Don Pasquale", "Lucrezia Borgia", "Anna Bolena", "Barbiere" e così via.

(da: G.Lauri-Volpi - "Voci parallele", 1955, pagg. 137-140, edizione del 1960)

[--> Un giudizio di F.Tamagno -
Edmondo De Amicis nel volume "Nuovi ritratti letterari ed artistici" narra:
«E' un segno della sua indole buona (del Tamagno) il come parla dei suoi emuli: del Masini in special modo, di cui lodò la voce e l'arte con parole della più calda ammirazione: - "Un usignolo" - disse - "un violino! Come! Lei non l'ha inteso? Ebbene, non si può fare un'idea della soavità, della dolcezza angelica di quel canto. Non ne ho inteso un altro in vita mia che entri così profondamente nel cuore e che strappi le lacrime come fa lui, con quella voce di paradiso, che non gli si vede uscir dalla bocca, e par che venga dall'aria.

(da: IL RE DEL BEL CANTO. ANGELO MASINI - "La riviera romagnola", sabato 12 novembre 1921)]

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IL DUCA DI MANTOVA, debutto in Argentina del Masini nel personaggio verdiano - cantò in carriera ben 58 opere!)

Buenos Aires. RIGOLETTO.
El tenor Masini es un artista en plena madurez (...) La pastosidad es la calidad preeminente de su voz y por la que no admite comparacion con cantante alguno de cuantos conocemos: es a terciopelada, suave, blanda, flexible y sale de la garganta como fluye el agua de la fuente, con una facilidad y al mismo tiempo con un poder que embelesan, satisfacen y tranquilizan el oyente. (...) Su ejecucion del cuarteto fué llena de delicadeza, de elegancia y de poder, haciendo apreciar bien en ese pasaje lo que vale un cantante en posesion de recursos àmplios y bastantes, comparado con el ùltimo intérprete que tuvo ese papel en Buenos Aires cuyo recuerdo se avivaba por el contraste. En resùmen si Masini no realiza el ideal del tenor, està en cambio en aptitud de producir la mayor suma de placer que una alma sensible pueda extraer del arte del canto.
- "La Naciòn", 18-5-1887

Buenos Aires. RIGOLETTO. Teatro Colon.
Il grande tenore dovette conquistare palmo a palmo il favore del pubblico che lo accolse con una cautela che si poteva ben dire freddezza. Nel primo atto, forse per effetto dell'emozione di ogni debutto, si poté notare che il suono non veniva emesso con la purezza desiderabile e ciò causò tanta più paura in quanto era da molto tempo che si sentiva lodare la voce eccezionale di Masini e il timbro d'oro che gli era attribuito. Conseguentemente la ballata "Questa o quella" non suscitò l'entusiasmo sperato. (...) Il secondo atto, però, offrì a Masini una brillante rivincita e il pubblico non poté più rimanere a lungo indifferente davanti agli accenti appassionati del cantante che dimostrò di possedere in modo perfetto l'arte del "bel canto". Una rumorosa ovazione fece comprendere a Masini che il pubblico era stato soggiogato. Con più confidenza poté allora dispiegare nel quarto atto le ammirabili risorse della sua gola privilegiata, e la canzone "La donna è mobile" meritò di essere ripetuta tre volte con la particolarità che in ogni ripetizione Masini introduceva qualche variante nelle "cadenze" e tutte espresse con una facilità meravigliosa. Masini non possiede la potenza della voce di Tamagno, però ce l'ha ben timbrata nelle note centrali e il suo registro rimane sempre uguale, passa infatti da una tessitura all'altra senza che sia possibile avvertire la nota di transizione. (...) In quanto alla sua maniera di vocalizzare, tutta la critica fu soddisfatta della sua perfezione che indicava un lungo studio. Masini studiò infatti con una maestra [*il soprano belliniano Gilda Minguzzi Zoli], perché la vocalizzazione è principlamente patrimonio delle donne e non degli uomini, e ciò spiega il primato che Masini ha in questa specialità del canto.
- "La Prensa", 18-5-1887

Buenos Aires. RIGOLETTO.
Angelo Masini: voz pura, bien timbrada, fresca, emitiendo hermosas notas con soltura en todos los tonos del rejistro de tenor; extensa, vibrante y armònica e las entonaciones; las alternativas del "crescendo" y "decrescendo" son admirables; escuela selecta, clàsica, nos atreverìamos à decir, recordando los anhelos y decepciones de Rossini; no uno los sonidos, falta, en lo que desgraciadamente, incurren muchos cantantes; ataca la nota rsueltamente y con calor. La pronunciacion vocal es perfecta, intelijible, dentro del drama siguiendo la espresion melòdica. El duo del tercer acto con la soprano, fué un trozo de canto briosamente ejecutado y con arte inimitable; las modulaciones llenas de gracia, de gusto delicado, arrancaron nutridos y merecidos aplausos. El aria famosa de tenor del cuarto acto fué el éxito de la noche!
- La Tribuna Nacional, 18-5-1887

Buenos Aires. RIGOLETTO.
Martedì sera col "Rigoletto" debuttò al nostro massimo coliseo la gran compagnia lirica contrattata dall'impresa Ferrari. L'aspettativa generale era per Masini, per udire il "divo" tenore che già fece la delizia dei primi teatri del mondo. (...) Il suo metodo di canto, la sua scuola, rivelano in lui l'artista di merito, il tenore che può trascinare all'entusiasmo, al delirio, ed il pubblico bonaerense che pur lo accolse piuttosto freddamente nel primo atto, finì col rendergli giustizia e nel 4° gli tributò una vera ovazione. Masini, lo si può dire con sicurezza, conquistò di slancio la simpatia del nostro pubblico ed assicurò per l'impresa l'avvenire della stagione. (...) "Don Sincero".
- La Nazione Italiana, 19-5-1887

[*La "Signora Gilda Minguzzi Zoli, donna di molto ingegno e negli studi musicali versatissima. Dopo reiterate preghiere la Signora Minguzzi accettò la grave responsabilità di educare il nostro Angelo Masini nella chiave che fece famosi i nomi di Rubini, Giuglini, Mongini, Fraschini ed altri sommi. Compito grave davvero in quanto che la Signora Minguzzi non aveva mai educato voci da tenore; quella del Masini, in quell'epoca, era tanto disuguale e rotta che avrebbe messo in pensiero il più esperto maestro. Le difficoltà musicali non furono tantosto superate, e dire qui il metodo tenuto dalla Signora Minguzzi per vincerle, oltrecché essere fuor di luogo, mi condurrebbe molto lontano dalla chiarezza. A quelle lezioni sarebbe stato d'uopo assistervi né v'hanno parole che bastino a trascriverle."
La Minguzzi lo tenne alla sua scuola per ben cinque anni prima di permettergli di debuttare [il debutto del Masini avvenne nell'aprile del 1868 in "Norma" di Bellini a Finale Emilia], perché "non ebbe in pensiero di dare nel più breve tempo un cantante 'vociatore' al teatro italiano, pensò al contrario di farne un artista nel senso più largo della parola. Cercò anzitutto di riparare le manchevolezze, i guasti prodotti da sforzi che pochi mesi di insegnamento empirico avevano prodotto alle sue corde vocali. Volle assicurare il passaggio dal registro di 'petto' a quello 'di testa', ottenerne l' 'eguaglianza' sia del 'timbro' sia della 'intensità', ben giudicando che la voce canta nelle note centrali da 'sol' a 'sol', mentre le 'acute' e le 'basse', se l'organo vocale si presta per natura, si trovano sempre. Con questo accurato e logico sistema d'insegnamento la signora Minguzzi ottenne dalla voce del Masini la rara estensione da 'Do' sotto a 'Re' sopra il rigo. La spontanea arrendevolezza delle corde vocali fu per tal modo con lo studio assicurata pienamente: fu un vero trionfo di cui spesso abbiamo parlato con la Maestra e con l'allievo." (in: Archimede Montanelli - "Angelo Masini" - Forlì, 1882)]

Angelo Masini nel "Rigoletto" il 17 luglio a Teramo (Gazzetta Musicale di Milano, 20 luglio 1884)

Masini nel Rigoletto (Teramo, 17 luglio):
(...) L'altro avvenimento tutto artistico, tutto ideale, si compieva nel teatro di Teramo, dove una geniale individualità artistica stupiva, e mandava soavemente commosso questo pubblico, il quale certamente non avrebbe mai sperato quello che gli toccò in sorte di poter estasiarsi all'audizione d'un Masini, che si rese così famoso nelle primarie scene del mondo.
(...) poichè noi andiamo convinti che il segreto delle antiche e nobilissime tradizioni del canto italiano, soltanto il Masini fra i cantanti uomini lo possiede, accompagnato da una di quelle voci che non si sono sentite più da Guasco in poi, e corredato da una tal genialità, da una di quelle correttezze d'attore, che v'ammalia, v'imparadisa. Oh! Io non lo vidi mai un Duca nel "Rigoletto" più vero del Masini, oh no; così gentiluomo nel primo atto e così curante di tutti quei dettagli ordinariamente tanto trascurati dagli altri tenori; così appassionato negli altri due atti, e così nobilmente scapato nell'atto quarto. La scena che precede il quartetto, e col quartetto pure inclusovi, mi tenne inchiodato, e non sapevo se più mi beava la bellezza incomparabile di quella musica o il canto e l'azione così piene di genialità del Masini. Uno dei fenomeni di cui questo geniale attore-cantante può vantarsi è questo: che egli cioè, converge a sè, soggioga, piega alla soavità del suo canto, alla finezza della sua dizione, ed alle sue trovate, le più ortodosse esigenze del musicista; ma questo egli l'ottiene perchè in tutto e per tutto nel suo canto e nella sua azione c'è auspice e complice la genialità; perchè bisogna pur confessarlo, il genio del canto come il genio della composizione, vogliono liberarsi da certe pastoie che ne avviluppa l'estrinsecarsi. Michelangelo fu la luce nell'arte, luce splendida, ma una luce di cui bisognava piuttosto fruire di quello che imitare. E tale è il Masini, il quale porterà con sè indubbiamente quel suo segreto ammaliatore.
A Masini fanno bella corona, la signora Turconi, cara ed avvenente Gilda, dalla voce bella, dal canto fino, e che ha il potere di far strabiliare il pubblico col suo mi acutissimo che è una perla della miglior specie e che fu applauditissima; dal signor Quintili-Leoni, artista valentissimo, e dal basso Rapp, il più alto ma anche il più grande di quanti Sparafucile io ho sentito, e della cui parte ne ha fatto un tipo inimitabile. Questo Rapp possiede oggi la più bella, la più aristocratica voce di basso e v'aggiunge un'intelligenza elettissima. Il maestro Oreste Bimboni ha diretto questo spettacolo, che qualche capitale invidierebbe, con una bravura e con una intelligenza singolari; quando si pensa che maggior parte dei cori e orchestra si componeva degli elementi del paese, allora davvero bisogna rivolgergli specialissimi encomi; egli colorisce con amore e finezza, e ciò che più monta (non dimentichiamolo in questa epoca d'acrobatismo del genere), accompagna il cantante con una perizia straordinaria. Teramo non dimenticherà tanto presto tutto questo tesoro di vita che si svolse, e in così pochi giorni, fra queste pacifiche e patriarcali contrade. - TESSARIN.
 
(Gazzetta Musicale di Milano, 20 luglio 1884)

Il diapason universale (o Corista unico) secondo Verdi, con Pedrotti, Bazzini, Ponchielli, Rossi, Faccio, Boito e Marchetti

Il CORISTA UNICO secondo Verdi ...il Diapason 'verdiano', tra 435 e 432 Hz... Tuning Fork a1=435 compound vibrations (la3=870 v. s.)...